sabato 29 agosto 2015

doblone

L'auto accostò al marciapiede, una mano aprì la portiera, l'uomo salì a bordo, l'auto ripartì.
- E` da più di mezzo'ora che aspetto.
- L'auto non voleva partire , l'abbiamo spinta e quando giravo la chiavetta era il cofano che si apriva di scatto. Ho frenato la macchina e guardato dentro il cofano, nessun segno di vita , solo il rumore delle ruote anteriori che si afflosciavano.
Ho chiamato il meccanico, quello è venuto, ha trascinato l'auto nell'officina, l'ha riparata, ma al momento di pagare non ho fiorini nelle tasche, ho qualche banconota dei vecchi euri.
Il meccanico non voleva gli euri, ma io l'ho capito, dopo tutti i guai che gli euri  hanno provocato, la crisi, la siccità...
- La siccità?
- Sì, in quel paese sfortunato, come si chiama, insomma, c'era una gran siccità, andava avanti da
parecchi anni  . Finalmente un famoso economista scoprì la causa della siccità, era provocata dall'uso della moneta sbagliata, quindi per far tornare la pioggia bisognava togliere gli euri dalla circolazione e tornare alla moneta di prima, il doblone.
- Chi era il famoso economista?
- Non lo conosci? Si chiama Capitan Uncino.
Capitan Uncino?
- Sì, il popolo di quel paese venne convinto da Capitan Uncino, tornarono al doblone e come per miracolo arrivo` la pioggia.
Solo che adesso hanno il problema opposto.
- E sarebbe? Sì, sì, ho capito, o meglio devo aver sentito qualcosa in tal senso.
Però, non mi hai ancora detto dove stiamo andando.
- Da nessuna parte, perché siamo arrivati.
L'uomo sterzo` a destra, imboccò una stradina
polverosa, il paesaggio era sabbioso, c'erano canneti qua e là, comparve il mare, vicino alla riva un bungalow, alla vista dell'auto che si avvicinava alcune donne in costume da bagno uscirono dal bungalow, poi circondarono l'auto.
L'uomo alla guida aprì il finestrino sorridendo.
- E` da più di mezz'ora che aspettiamo, disse la
donna...

giovedì 27 agosto 2015

Cognac

Si versò il cognac nel bicchiere, lo portò alla bocca, adagio` il busto sulla sedia, spostò la testa all'indietro, il cognac gorgogliava nella gola, sentì dei passi che si avvicinavano al tavolo, raddrizzò il busto, una gonna corta e stretta fasciava i fianchi di una donna, guardò in alto e la riconobbe dalla forma delle labbra.
Guendalina...




George e Mary

Si chiamavano George e Mary, erano colleghi giornalisti, lavoravano gomito a gomito, lei detestava il colore marrone scuro della pelle di lui, lui detestava il colore rosa delicato della pelle di lei.
Perciò litigavano e allora accorrevano numerosi i colleghi giornalisti, in quell' ufficio lavoravano almeno 300 giornalisti, George e Mary avvicinavano le braccia fino allo sfioramento e confrontavano le  rispettive pelli.
Le colleghe ed i colleghi palpavano e annusavano la pelle del braccio di Mary, soprattutto i colleghi palpavano e annusavano la pelle del braccio di George. Poi giudicavano e i giudicanti si dividevano in due partiti che si bilanciavano sempre.
Il direttore, un uomo calvo e grosso, si affacciava col sigaro in bocca dalla cabina in fondo all'ufficio, puntava la  mano sulla parete, incrociava le gambe  e guardava. Alla vista delle braccia che venivano annusate tirava mezzo sigaro, poi tornava di nuovo nella sua cabina.
Tutto questo un giorno finì.
George ricevette una lettera, c'era scritto che era stato licenziato, i motivi non venivano chiariti, ma non ce n'era bisogno, nell'ufficio non lo salutarono affatto, George prese la sua roba dalla scrivania e andò via.
Comprò una pistola e si mise a vagare per le vie della città, passò molto tempo e alla fine la incontrò. Non la riconobbe dalla faccia, lei nel frattempo era cambiata parecchio, la riconobbe dall'odore della pelle. George estrasse la pistola, la puntò sul corpo di Mary e cominciò a sparare.sentiva il rumore sordo delle pallottole che penetravano il corpo di lei, sentiva le urla che l'inondavano.
Lei crollo` per terra e si rilassò tutta.
George invece era ancora tutto teso, aveva il respiro affannoso, guardava Mary ma desiderava raggiungerla. Infilò la canna della pistola nella bocca e premette il grilletto con il dito.
Il proiettile attraversò la testa di George e sbucò dalla nuca, frantumò il vetro della finestra della casa di fronte, alcuni bambini si affacciarono alla finestra, videro la folla che circondava i corpi di George e di Mary , gridavano per richiamare l'attenzione della folla, ridevano perché nessuno volgeva lo sguardo su di loro.



venerdì 14 agosto 2015

amica di sempre

Ecco, la notte insonne è venuta.
Non l'hai cercata,  e non hai impedito che venisse. I dadi rotolavano e rimbalzavano , poi si disperdevano, infine si sono fermati di colpo.
Ascolti una vecchia canzone nella bettola in fondo alla valle, sorrisi di uomini e donne che ballano, senti la carezza del freddo sul volto, sollevi il bavero della giacca, ti alzi, cammini fino alla stazione.
La diligenza parte alle sei, ti risponde controvoglia l'uomo che è disteso sulla panca, stava dormendo, lo avverti perché la tua domanda l'ha contrariato, ma tu ringrazi lo stesso, ti siedi sulla'altra panca , il tepore della sala d'attesa ti rilassa, finalmente puoi lasciarti conquistare dalla tua amica di sempre,
l'insonnia

lunedì 27 luglio 2015

Laser

Era notte fonda, l'uomo salì in macchina e partì
Era una lunghissima strada, ma non si vedeva affatto, si vedevano due fari, o meglio due lame di laser che squarciavano l'immensa città.
Arrivò alla fine del percorso,  ora la strada si arrampicava con linee ondulate su per la collina, il buio della notte dileguava e compariva il chiarore dell' alba

domenica 26 luglio 2015

Venerdì

Cade la pioggia sotto la grande quercia frondosa, i vestiti inzuppati aderiscono alla pelle, la testa bagnata, le scarpe e i piedi dentro le scarpe bagnati e allora tanto vale abbandonare la quercia e correre a ripararti sotto la tettoia della chiesa.
Arrivi dopo una breve corsa ma sei salutato da violente raffiche di pioggia, c'è una ragazza tutta bagnata, ha sbagliato riparo come te, non e triste e neppure allegra, solo il gatto nella custodia si agita ma è all'asciutto.
Cominci a parlare, ti ha fregato la connessione, dici, se ti fossi alzato dalla panchina sotto la quercia pochi minuti prima della pioggia adesso guarderesti il temporale dalla finestra della camera  d'albergo;
maledici internet dentro di te, la ragazza parla di stazione da raggiungere , del treno che forse perderà e festeggia così l'inizio del weekend.
Per non essere da meno le racconti la tua storia, come sei capitato in questa citta` che non conosci, anzi ti e` del tutto estranea, poi noti il titolo del libro che stava leggendo,  Die Traumdeutung e  il discorso cade sull'inconscio e la via regia per accedervi, il sogno.
Il sogno è una sorta di appagamento inconscio, dici, di un desiderio latente, aggiunge la ragazza, intanto gli sguardi si incrociano e quasi non ti accorgi che ha smesso di piovere, si alza un venticello che asciuga i vestiti, allora  devi andare via,  la ragazza non saluta, si allontana veloce, forse ce la fa a non perdere il treno.

venerdì 17 luglio 2015

L' onda perfetta

Il sole arroventa la sabbia, le onde scivolano sul bagnasciuga e disegnano una linea fluttuante che si perde in lontananza.
La spiaggia è deserta, ed è molto strano perché fino a ieri c'erano ombrelloni dappertutto, i bambini giocavano e sguazzavano nell' acqua bassa , peraltro occupata da bagnanti, uomini e donne, pigiati come sardine.
Oggi si vede emergere dai flutti una donna, ha il corpo affusolato ed avanza lentamente, il seno fasciato d'azzurro, anche gli slip sono azzurri.
Si stende sulla sabbia, un uomo dalla pelle nera sistema accanto al suo corpo un ombrellone,  poi le porge un vassoio con sopra diverse bibite, che sudano pel freddo.
La donna prende il barattolo di aranciata, toglie la linguetta , infila la cannuccia e succhia avidamente la bevanda.
Poi depone la bevanda e agita le mani davanti al viso a mo' di ventaglio, il servitore capisce ed agita  una  enorme palma  per  provocare un po' di movimento d'aria.
Ma deve aver provocato parecchio movimento d'aria perché si alza un forte vento,
l'ombrellone si piega ma l'uomo lo regge prontamente.
Le onde del mare si increspano in lontananza, si formano cavalloni che si ingrossano e avanzano verso la riva.
Dalla pineta prospiciente si vedono sbucare uomini che si dirigono verso la spiaggia.
Quando hanno raggiunto l'ombrellone si riesce a distinguerli, sono due giovani alti e robusti, si tengono per mano e con le mani libere tengono le tavole da surf.  E ` evidente, hanno visto i cavalloni ingrossarsi e adesso li vogliono cavalcare.
Mi chiedono se ho visto per caso l'onda perfetta, io non l'ho vista, guardo con fare interrogativo la donna, lei sgrana gli occhi e spalanca la bocca, no , rispondo ai surfisti , l'onda perfetta non l'abbiamo vista.
Quelli salutano, si tuffano e scompaiono sott'acqua, solo le tavole galleggiano sulla superficie dell'acqua.
Sulla spiaggia siamo rimasti io e la donna, il servitore è scomparso,  l'ombrellone è stato scaraventato lontano, ma non serve perché nuvoloni bianco grigi oscurano il disco del sole.
Mi stendo accanto alla donna, guardo il profilo del suo corpo , il vento sempre più impetuoso le sfila il reggiseno, i piccoli seni si gonfiano, i capezzoli si allungano.
L'acqua avanza sul bagnasciuga, un'onda sommerge i piedi della donna,che grida per lo spavento e per il freddo, istintivamente mi avvicino e la stringo tra le braccia, tesoro, tesoro mio, le sussurro , amore, amore mio, mi sussurra, un enorme cavallone ci travolge, siamo trascinati in mare aperto , corpi nudi avvinghiati si dibattono tra i flutti, ora si vedono solo due teste, e le bocche congiunte in un bacio infinito.